La cultura al tempo di Carlomagno

Carlomagno era analfabeta, non conosceva le lingue antiche né la letteratura classica, ma capì l’importanza della cultura e dell’arte. Il suo palazzo reale di Aquisgrana venne costruito sul modello della basilica Laterano e la Cappella Palatina aveva la stessa forma della chiesa di San Vitale a Ravenna.
Convocò alla sua corte grammatici, poeti, storici, astronomi che costituirono la “Schola Palatina” (la scuola di palazzo” ) e il rinnovamento degli studi che essa promosse è conosciuta dagli studiosi come “rinascita carolingia”.

La Schola gli è servito a governare e a mettere ordine in molti campi: dalla religione all’economia, alla cultura, alla comunicazione.
Carlomagno fece redigere una versione della Bibbia corretta; ordinò di elaborare una sola liturgia e un calendario unici e validi per tutti, perché una volta ogni regione dell’Europa occidentale era cristiana a modo proprio. Impose al clero di studiare in latino, ma di predicare in volgare e sollecitò l’invenzione della scrittura musicale.
In campo economico, impose l'uso di un solo tipo di misura ( di lunghezza, peso e capacità) in modo da facilitare i commerci tra una regione all'altra; intrudusse il denario d'argento presso le zecche imperiali, in modo di avere un peso controllaro. Fu una riforma di successo che durò fino al tempo della Rivoluzione francese (1789).

Per evitare i particolarismi grafici che rendevano incomprensibile la maggior parte dei documenti, impose l'uso di una scrittura minuscola a caratteri veloci da produrre e facile da leggere ( 770): la minuscola carolingia, che divenne il mezzo di comunicazione di tutto l'impero.